Unione montana valbrenta

Cismon del Grappa

Municipio: P.zza I° Maggio - Tel. 0424 92145

www.comune.cismon.vi.it

Il paese si estende da Primolano, dove sorgono le ammirevoli e robuste fortificazioni disposte in direzione del Feltrino e della Val Belluna e la fortezza del Covolo di Butistone, fino al Corlo, sulla sinistra del torrente Cismon. In passato fu importante per la sua posizione strategica, che permetteva di controllare l'ingresso nella Valle, assurta a vero e proprio baluardo dei domini della Serenissima: questa situazione poté però sussistere per poco tempo infatti, a causa della guerra mossa a Venezia dalla lega di Cambrai, il territorio fu in parte ceduto all'imperatore Massimiliano d'Asburgo.

Arte e cultura

Cismon possiede una antica chiesa parrocchiale, profondamente restaurata intorno alla metà del XVIII secolo, che conserva il bel presbiterio e il campanile cinquecenteschi.

Notevoli esempi di architettura sacra sono anche il Santuario della Beata Vergine del Pedancino, dove si organizzano celebri feste decennali che attirano un gran numero di fedeli, e la chiesa di S. Bartolomeo di Primolano, dal bel campanile tardo romanico; la chiesa conserva un tabernacolo gotico e settecenteschi altari in legno intagliato.

Rilevanze storiche a Cismon

 

 

 


 

Chiesa di San Bartolomeo a Primolano

Cappella della Pieve di S.Maria di Arsie, attestata nel 1190 e forse anteriore al 1000; ricostruita nel sec.XIX. Il campanile è del tardo romanico. L’altare maggiore ha una tavola dei Nasocchi raffigurante la Vergine Maria incoronata da due angeli e con a lato S.Bartolomeo e S.Giovanni (1530). Su una parete è murato un tabernacolo a muro tardogotico con l’iscrizione 1442.

 

Chiesa di San Marco a Cismon. Posta sul colle di S.Marco, attestata nel 1173, ma forse anteriore al 1000. Ospedale. L’attuale chiesa, dedicata a S.Maria e S.Marco, è posta in luogo diverso dalla precedente; in una cappella è custodita la statua lignea della Madonna del Pedancino. C’è una tela di Girolamo Da Ponte raffigurante la Beata Vergine.

 

Madonna del Pedancino

Una devozione che risale al 1748, per un episodio accaduto il 18 agosto di quell’anno. In quella calda giornata estiva si abbatté un violento e improvviso temporale e la quantità d’acqua del Cismon diviene in poco tempo così tanta e travolgente da portare via tutto ciò che trovò sulla sua strada, abitazioni, lo stesso oratorio parrocchiale del Pedancino e facendo molte vittime. La statua della Madonna fu trascinata dalle acque impetuose per decine di chilometri fino a Friola di Pozzoleone. Il fatto, che sa del miracoloso, è che la statua rimase intatta seduta sul suo trono. La statua venne riportata a Cismon in una solenne processione facendo tappa in ogni paese della pianura e della vallata interessati dall’inondazione. La venerata statua fu poi sistemata nel 1760 nella cappella costruita appositamente. Da allora iniziò una profonda devozione in tutta la vallata del Brenta e in agosto si festeggia la ricorrenza con grandi festeggiamenti che vedono tutte le vie parate a festa con originali archi rivestiti di fronde di abete. Diventa un’occasione per stringersi attorno al proprio paese per recuperare le tradizioni e la propria storia. Anche gli emigranti ritornano e si celebra pure la giornata dell’emigrante. Il termine Pedancino deriva dal fatto che il posto si trova ai piedi del monte Ancino.

 

Chiesetta e scuola del Col dei Prai

Sono edificate su un piccolo spiazzo chiamato Brocco, ricavato sbancando la roccia a monte e costruendo una masiera a valle, a quota 1061 sul crinale tra le valli Lavello e Frassine. La chiesetta, edificata nel 1940, è dedicata a S.Giuseppe, ha una navata di m.8x5 e un’abside profonda m.3. E’ costruita in pietra bianca locale su un basamento bugnato. Propone sistemi tipici della tradizione valligiana del ‘700, come le finestre a mezzaluna. Sopra la porta d’ingresso, con stipiti sagomati in pietra, si trova una nicchia con una statua di S.Giuseppe con in braccio il Bambin Gesù e un giglio. La scuola, vicina alla chiesetta, è costruita interamente in pietra, su due piani ed è dotata di una cisterna interrata che raccoglie l’acqua piovana. Il rustico locale di servizio per i due edifici presenta la copertura in lastroni di pietra.

Sempre sulla parte occidentale del Grappa un’altra scuola elementare fu costruita nella località "Lepre" in comune di S.Nazario.

Ghiacciaia. A poche centinaia di metri dalla chiesetta, scendendo lungo la mulattiera, si trova una piccola ghiacciaia con copertura a falsa cupola, che racchiude una piccola sorgente d’acqua.

 

Ex Stabilimento Lancia

E’ un notevole esempio di architettura industriale della metà del ‘900. Si rifà a stili della tradizione del primo 900 come le decorazioni e la serialità delle finestre (vedi Centrale Guarnieri), coniugati con le innovazioni introdotte col razionalismo. Di questo momento della storia dell’architettura non esiste altro esempio nel Canale di Brenta ed è un raro esempio anche nell’alto vicentino. La costruzione fu iniziata nel 1925 su terreno che il comune aveva ceduto alla "Società Anonima Industrie Chimiche del Veneto" con l’impegno di garantire 600 posti di lavoro. La proprietà passò poi alla Snia Viscosa e infine nel 1943 alla Lancia di Torino e lo stabilimento assunse l’aspetto attuale. Durante l’ultima guerra subì incursioni aeree e fu abbandonato. Ebbe un parziale uso come calzaturificio negli anni ’50, come fabbrica di elettrodomestici negli anni ’60 e poi come fungaia. Originariamente era composto di 2 grandi edifici collegati con tunnel sotterranei di servizio; nel 2000 la parte sud con le 2 centrali, una termica e una elettrica, è stata abbattuta. La parte nord principale è composta da una palazzina per la direzione, un grande edificio a pianta rettangolare collegato a un’altra palazzina-dormitoio. L’edificio è notevole per l’uso esteticamente pregevole di cemento armato, pietra e mattone pieno.

 

Covolo di Butistone La valle percorsa dal Brenta dal Lago di Caldonazzo, dove nasce, fino a Bassano dove sfocia nella pianura, si divide in 2 parti ben distinte: la prima fino a Primolano, tutta trentina, si chiama Valsugana e la seconda Canale di Brenta. Il territorio è caratterizzato da confini naturali ben precisi: la stretta di Primolano e il ponte del Vallison , ora scomparso, dove la montagna e il Brenta si incontrano costituendo un naturale sbarramento. In questo contesto assumono particolare importanza i 2 accessi fortificati della valle costituiti a nord dal Covolo di Butistone, dalla Bastia e Castello di Enego e dal Castello della Scala di Primolano e a sud dalla Torre di Solagna e dalla Bastia di Pove-Solagna. Una storia particolare però avrà il Covolo di Butistone. In una vecchia stampa di Bodemer si legge: "una fortezza in caverna nel noto punto di frontiera della Casa d’Austria del Tirolo. Ha una parete a picco alta ben 50 tese. Nel suo interno un castello tenuto da soldati che hanno pure il compito di sbarrare il passo, tanto angusto che a malapena possono transitare due carri. Per salire al castello bisogna farsi tirar su da una fune; sotto scorre con grandissimo frastuono il Brenta". La gola di Primolano e del Covolo è un luogo che colpisce la fantasia, con la caverna sospesa a metà e sporgente dalla roccia, che incombe sul Brenta stretto da due muraglie in una gola profonda.

Sulla sua antichità si può dire che al suo interno sono state trovate monete di varie epoche tra cui una con l’effigie di Aureliano (III sec. d.C.). Nella caverna con carsismo attivo è presente acqua sorgiva per cui costituiva un luogo di rifugio ideale. La storia documentata inizia nell’anno 1002 che vede la lotta tra Arduino marchese d’Ivrea e l’Austria per il Regno d’Italia. L’esercito imperiale superò la chiusa del Covolo, raggiunse Bassano e l’Imperatore fu incoronato Re d’Italia a Pavia nel 1004. In seguito passò di mano numerose volte: Vescovo di Feltre (1184), Scaligeri (1321), Visconti (1338), Veneziani (1404), Ungheresi di Sigismondo (1411), Massimiliano d’Asburgo (1509); ha un ruolo nella battaglia di Primolano tra Austria e Napoleone (1796) finché Augerau lo conquista e poi non ebbe più guarnigione.

La fortezza consisteva in 2 parti: lo sbarramento inferiore e la caverna fortificata. Della parte inferiore è rimasto ben poco e la superstrada ha cancellato quanto rimaneva. Su due massi in mezzo al Brenta erano ancorate le catene di sbarramento che servivano anche per fissare eventuali passerelle. E’ riconoscibile in parte la vecchia strada e una fontanella verso sud; verso nord invece, a ridosso della parete rocciosa, si riconosce il luogo dove era addossata la casupola del posto di guardia. Dei resti del castello inferiore non c’è quasi niente. La caverna del castello superiore, nonostante la distruzione provocata dal tempo e dai saccheggi, ha conservato molte testimonianze che sono state restaurate. Sono riconoscibili quattro piani o livelli sui quali era costruita la fortezza. Intanto l’apertura della grotta è protetta da una muraglia merlata su cui ci sono degli stemmi. Al primo livello c’era la sala dell’argano per issare uomini e materiale, cisterne d’acqua; resti indicano ci fosse un forno, una macina da grano a mano, una cucina e una fucina per fabbro. Interessante è un vasca che serviva a raccogliere l’acqua che in casi di piogge intense fuoriusciva dalla cisterna e in gronde scavate sul pavimento veniva scaricata all’esterno. Al secondo livello c’era una grande sala e la chiesetta di S.Giovanni decollato. Sulle pareti di roccia sono presenti numerosi fori che attestano la presenza di impalcati di legno. Ai vari livelli c’era un insieme di costruzioni logistiche che comprendevano una prigione, posto per la guarnigione, una polveriera, un magazzino, l’armeria e stufe, in parte anche in grotte scavate nella roccia. La fortezza, che poteva contenere fino a 200 soldati, aveva in genere un presidio di circa una quarantina di armati. Da un documento presso l’Archivio di Bassano, datato 1682, risulta che una "camera con l’armamento" comprendeva "50 moschetoni con azalino, 50 moscheti normali con le michie, 50 pistole da roda con palle e polvere preparato il tutto nelle sue cassette. Sono allestite 100 cara di palle da gettare sopra i nemici che fossero sotto. Verso valle in una sala c’erano le balestriere che battono la strada di settentrione e mezzogiorno. Al presente questo Covolo é di ragion dell’Imperator Leopoldo d’Austria ove tiene 12 soldati , un capitano et un tenente con paga in tutti di mille talleri". In un altro documento della Curia vescovile di Feltre è descritta la visita al Covolo il 21-4-1598 da parte del pievano di Telve Bettini : "… è disceso giù cum una soga grossa il magnifico signor capitano m’ha fato ligar a quella soga sopra della quale è ancora lui montato ed in compagnia siamo stati cum un mangano tirati su in essa fortezza ..;".

La chiesetta di S.Giovanni decollato è di età imprecisata, forse intorno al 1000. L’altare era dedicato a S.Giovanni il cui nome si festeggia il giorno del solstizio d’estate, l’unico in cui entrava un raggio di sole; il paliotto é affrescato con l’emblema bernardiniano: IHS in mezzo ad un sole con raggiera (sec. XVI). Sulle paretine che contornano l’altare lacerti di affreschi di difficile interpretazione. In un documento scritto dal pievano Bettini di Telve andato in visita nel 1598 è scritto: " Siamo andati in una sala assai grande rispetto al sito in cappo alla quale verso matina vi è un oratorio de grandezza per longo puocco più de sei cubiti e largo poco più de quatro cubiti. In esso oratorio vi è un altar sopra del quale vi sono dui candelieri d’ottone. Nella parete a cornu evangelii al cappo dell’altar v’è depento un crucifisso alli piedi del quale v’è S.Maria Maddalena, et a man destra la gloriosa Vergine, et a sinistra S.Giovanni".

 

Forte Tombion

Fu edificato tra il 1886 e il 1898 in sostituzione dell’antico forte del Covolo di Butistone. Durante i lavori vennero alla luce interessanti reperti archeologici tra cui tombe a cremazione, monete romane del basso impero e un bronzetto di Mercurio del I-II sec.d.C. Il forte sbarrava completamente la gola di Primolano; comprendeva come armamento principale 2 batterie di 5 cannoni rivolte verso Primolano e verso Cismon, difese da 2 profondi fossati di gola. Un muro fortificato con feritoie per fucileria si trovava lungo la "Strada del Genio". L’opera fu disarmata all’inizio del conflitto mondiale. Fu fatto saltare dai partigiani nel 1944 e fu demolito in parte con l’allargamento della sede stradale.

Il complesso dispositivo di difesa militare costituito dal Forte della Scala, dal Covolo di Butistone, dalla Bastia di Enego, dal Forte Tombion, dal ponte di Cismon col Pedancino, dal ponte della Piovega con le mulattiere di arroccamento "Piovega di sotto" e "Strada del Genio", costituisce un importante esempio di architettura militare che comprende fortificazioni che vanno dal Medioevo al 1900.

 

Castello della Scala

Rimane un rudere al primo tornante delle "Scale di Primolano". Lo troviamo nominato nel 1260, ma è certamente più antico e faceva parte del dispositivo difensivo per il controllo sulla Valsugana. Da documenti risulta che: "Alla sommità girava un terrazzo, protetto d’innanzi da merli con piombatoi, donde lanciar pietre, frecce, olio bollente, più tardi mitraglie e palle, da principio, di pietra". Nel 1260 era guardato da una guarnigione della contea vescovile di Feltre. Passa agli Scaligeri e Cangrande lo restaura nel 1322, ai conti del Tirolo, ai Carraresi, ai Visconti e a Bassano nel 1420; dopo la guerra di Cambrai passa ai feltrini nel 1515 che lo ampiano e diviene un posto di confine in contrapposizione al Covolo di Butistone in mano agli imperiali.

Fu demolito nel 1850 con la costruzione della nuova strada e a sostituirlo fu edificata l’imponente fortificazione della "Tagliata Scala e Fontanella". La Tagliata comprendeva un forte in muratura ed era armato da 4 cannoni da 75 A, 3 pezzi da 42 a tiro rapido e 4 mitragliere; era appoggiato da uno sbarramento, con feritoie per fucileria, che attraversava tutta la valle e si collegava con una ridotta alla parte opposta. Una galleria coperta, munita di feritoie per fucileria, la collegava alla batteria Fontanelle, posta alla sommità del passo, munita di 4 pezzi da 149 G, a fusto d’assedio in casamatta, e 4 da 75 A.

Di queste imponenti opere restano ancora gran parte delle strutture, sebbene in precario stato di conservazione, mentre alle Fontanelle è subentrata una cava per pietre.

 

Sbandidoni

Lungo la Val Goccia, presso la Casara Costa in località Covoli, ci sono alcune grotte vicino alle quali si trovano 4 tombe scavate nella roccia, di forma rettangolare ma arrotondate a una estremità, affiancate a due a due, di probabile epoca romana o longobarda. Sono di circa m.1.80 di lunghezza mentre la larghezza varia da cm.50 in testa a cm.30 ai piedi, la profondità è di cm.30; presentano un rialzo come guanciale. Al di sopra doveva esserci un coperchio del quale è evidente l’incasso nella roccia cui si addossava la tomba. Una di queste risulta ancora informe e incompleta, forse mai usata.